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PROFILE

Paolo Leoncini

Name: Paolo Leoncini
Date of birth:
20/02/1979
Living in:
Almese (Turin - Italy)
Nationality: Italian
Height:
172cm
Weight:
67-69 kg
Began Climbing: 1994
Job:
I'm working in a tropical infectious diseases laboratory (Turin Hospitalnext, medicine student in the next future (I hope…)
Best Onsight (sport climbing): “Parsifal”, 8a (Sarre - Italy) and “Incantesimo”, 8a (Covolo - Italy)
Hardest Redpoint:
“la que! La Quete de l’oiseau du temps” 8b+; Karmen 8b (Biblioteque, Modane - Italy); Pablo 8b (Gravere - Italy)
Best flash (bouldering): some 7b+
Hardest boulder: Rampage 8a+, L’angelo 8a+, Megaloman 8a/+, Icaro 8a …
Favorite climbing style: boulder! because it is less difficult to entrain and it is more compatible with my life… but I love routes too!
Favourite sport climbing crag:
Ceüse (Fra)
Favourite bouldering spot:
Tanzania for the “habitat” , (wilderness and people), Meschia for boulders
Favourite Route: Blocage Violent 7b+ (Ceüse), Stukas 8a+ (Libro, Torino)
Favourite Boulder
::
Eurostar 7c
Competition Results: 3rd in Recco 2002 and Aprica 2003 ( Italian Bouldering Cup), 4th in Boulder Italian Championship 2003, 4th Pistoia (Italian Difficulty Cup), 18th Bouldering World Cup (Fiera di Primiero), 1st Corto Circuito 2004
Music:
Led Zeppelin, Pink Floyd, Bob Dylan, Bob Marley, Santana, Guccini, Modena City Ramblers, De Andrè…. and more!
Favourite drink: Guinness!
Favourite meal
: grilled/roast/beef/ veal/pork meat and all types of honey!!!!
Hobby: Scout (I was been scout for 18 years), Horses and riding ( since when I was six years old!), swimming ( I love sea!), guitar ( Even if my fingers isn’t so small I like play guitar very much), charcoal drawing and write. I don’t know if it could be consider like an hobby but I like tropical and african culture and medicine very much.

Paolo's performances are powered by:

Scarpa - climbing shoes

E9 - Climbing & streetwear

Freak People

Paolo Leoncini
... and the Tanzanian bouldering mosquitos!
by FreakClimbing.com, May 2004

FREAK OUT - FREAK IN, qui ci stiamo inoltrando nell'Africa nera, in Tanzania con un Paolo Leoncini senza dreads, ma più che mai FREAK-IN!!!
E come dice Paolo - il nostro "guru" di Mzungu - "l'Africa è come una donna, lasciatevi prendere per mano, fate tabula rasa di tutti i pregiudizi, non date alcun giudizio su nulla e rispondete "si" ad ogni proposta"!

>> PHOTOGALLERY <<


L'idea di un viaggio nasce talvolta per caso, da un immagine, da una sensazione, da un pensiero che, chissà perché, in un determinato momento, in una determinata occasione ti balena per la mente.
Una serata africane organizzata da alcuni amici di ritorno da una missione in Tanzania, un idea che inizia a rimbalzare tra le tempie, una sorella che "…quasi quasi, vengo anch'io", una ragazza che "…magari potrei parlarne coi miei…" due amici che "…quando partiamo?": ecco organizzato il piccolo gruppo, un futuro medico, una futura psicologa, un futuro ingegnere, un informatico ed il sottoscritto (futuro nonsochecosa) alla volta di una esperienza che in qualche modo ci avrebbe segnato profondamente nel modo di vivere e di pensare, e, come nel caso del futuro nonsochecosa, anche nelle scelte di vita futura.

Il terrore dilagò tra genitori ed amici: e la malaria, la febbre gialla, i serpenti, le malattie, voi siete matti!
Molte domande: ma non è meglio un viaggio organizzato?, ma cosa pensate di andare a fare? Ma se volete fare del volontariato si può anche andare solo a Torino!…
Poche e dubbie risposte: non saprei, ma non vogliamo fare del volontariato, non sappiamo bene cosa faremo, è solo per conoscere un'altra realtà… ma … forse… chissà!
Un consiglio prezioso: l'Africa è come una donna, lasciatevi prendere per mano, fate tabula rasa di tutti i pregiudizi, non date alcun giudizio su nulla e rispondete "si" ad ogni proposta… buona strada ragazzi!!
Qualche giorno dopo a Varazze un certo Christian mi chiede se sarei andato al raduno di boulder che avrebbe organizzato a Triora: Mi spiace molto, ma in quel periodo sarò perso per l'Africa nera, chissà che non trovi qualche blocco anche laggiù, magari su qualche elefante…

Di elefanti ne ho visto qualcuno durante un piccolo giro un parco locale, quelli del mio immaginario afro-televisionario-documentaristico erano già esposti sotto forma di scacchi di avorio in qualche bella casa occidentale o venduti come polvere di orecchia afrodisiaca a qualche wazungu in viaggio "d'affari". Pensare di fare blocchi su quello che per cinque minuti ci ha sbarrato la pista non era granché salutare, ma alla fine, le scarpette hanno trovato un posticino in fondo allo zaino.
Ed ho fatto bene, perché alla fine i blocchi c'erano davvero, perché questo strano sport per bianchi wazungu si è rivelato un ottimo modo per relazionarsi con i watoto yatima (bimbi dell'orfanotrofio e del villaggio locale)… potenza della scarpa rossa? Del braccio dello mzungu? … forse più della ridicolaggine dello stesso nel cercare di imparare qualche parola di kiswahili insegnata da bambini scalzi e stracciati di 5 anni… forse con la malaria ed il pancione, forse con "quella malattia" (i locali non parlano di HIV) ma con un sorriso ed un entusiasmo che, nonostante i molti miei anni trascorsi tra ragazzi scout, ho raramente incontrato.

La mia giornata africana "tipo" era così organizzata: sveglia all'alba (qui il sole sorge e tramonta presto, per cui alle 6 o 6 e mezza al massimo, tutti in piedi!), colazione e laboratorio nell'ospedale locale fino all'ora di pranzo (più che lavoro diretto, il mio scopo era guardare ed imparare che cosa si può fare con un solo microscopio in un mondo dove parassitologia e microbiologia "la fanno da padrona"), pomeriggio all'orfanotrofio (yatima) giocando, cantando, sgranando mandi (mais) con un centinaio di bambini e ragazzi orfani per lo più di genitori uccisi da quella malattia, e toccata e fuga serale sui massi limitrofi.
Se inizialmente la puntata scalatoria serale era timida ed impaurita, dopo qualche giorno si era trasformata in una quotidiana processione che, attraverso il villaggio di Ipamba (case di fango e frasche), volgeva verso la collina di Tosamaganga.
Uno o due wazungou, attorniati da watoto yatima e del villaggio attraversavano le strade polverose di Ipamba sotto gli occhi dubbiosi e sorridenti degli adulti.

Le donne del villaggio a quell'ora ritornavano dai campi o accudivano i fuochi per cucinare, mentre gli uomini (generalmente abbastanza poco "attivi" rispetto alla controparte femminile) sedevano a bere il pombe, atroce simil-birra locale derivata da fermentazione di sorgo e granaglie e scaldata in bidoni di olio recuperati chissà dove. Personalmente ho sempre declinato l'invito (il pombe non bolle e vista la scarsa copertura immunitaria tipica occidentale era meglio evitare). Per evitare "incidenti diplomatici" accettai però la carne cotta che ci veniva offerta, sperando che il color nero fosse segno dell'omicidio di tenie e parassiti.

Dopo la sosta al villaggio via verso i massi.
Alti, bassi, expo, facili difficili, davvero un paradiso di roccia di forme generalmente arrotondate, tanto belle da vedere quanto oggetto di ingiurie quando tenti di ribaltarti sulla coppa dei blocchi, cercando di guadagnare questi piatti puliti e svasati dalle abbondanti piogge che benedicono ed attanagliano queste lande dal mese di dicembre ad aprile.
Il genere di scalata è vario (d'altra parte, viste le possibilità, non potrebbe essere che così), generalmente però, su piccole tacche nette molto distanti e ribaltate svasate.

Al di là di tutto, credo comunque che la cosa più bella della scalate da queste parti (a parte l'ambiente selvaggio e primordiale) sia il fatto che può essere un'occasione di incontro e di gioco con i ragazzini locali. So che forse l'ho già ripetuto. Ma lo stare sotto i blocchi con tre o quattro bambini in braccio che ti insegnano la lingua o che vogliono provare i passaggi apre uno spiraglio su un africa diversa. L'africa dei bambini, il dono degli antenati, è un africa che è sconosciuta qui da noi, che viene vista spesso solo come un'adozione a distanza, un compatimento o un disturbo al tradizionale quieto vivere.
Scoprire la nostra ignoranza nella conoscenza di un intero continente, scoprire di aver bisogno di lezioni di lingua locale, di qualcuno che ti accompagni, che ti tenga distante il cobra ed il mamba, per assaporare un tramonto insieme ai figli dell'africa vale più di qualunque grado o passaggio.
Dimentichiamoci il viaggio scalatorio in africa, ma scopriamo la possibilità di usare questa nostra attività come mezzo per percepire l'esistenza di un mondo drammatico ed affascinante che, nel bene e nel male, ci può riportare alle origini, ci può far notare quanto abbiamo perduto in una corsa alla programmazione del domani che spesso offusca i nostri oggi.
L'africa non è fatta di santi e martiri, di poveri straccioni, è fatta di uomini; in africa la contraddizione è quotidiana figlia di una realtà complessa e cristallina, così apparentemente semplice ed allo stesso tempo imperscrutabile…
Un mese non serve che a dare un annusata, in u mese, forse, ci si rende conto dell'esistenza di un mondo diverso: il dio della scalata i cui offertori sono fatti di ore al pannello o al trave e le cui omelie sono giornate il falesie o tra blocchi può offrirci un bell'approccio ad un mondo così diverso.

Strane elucubrazioni mentali? non lo so, ma alla fine i gradi ed i nomi dei passaggi è meglio trovarli con i locals color ebano, mentre per le notizie organizzative per un eventuale viaggio chiamatemi senza problemi… e polena safari (buona strada).

Paolo Leoncini

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